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MEDICINA – L’anemia da sport: rimedi per le carenze da ferro negli sport di endurance

MEDICINA – Fonte: Alessandro Gardini. Grazie! L’importanza del ferro nella pratica sportiva è facilmente intuibile: questo oligoelemento, infatti, determina l’intero processo di respirazione cellulare ed è anche uno dei principali costituenti di molti enzimi implicati nel metabolismo energetico. In condizioni normali il nostro organismo ne contiene dai 3,5 gr ai 4 gr. dal 70 all’80 % si trova in composti funzionalmente attivi combinato con l’emoglobina nei globuli rossi (85% ferro funzionale). Questo complesso ferroproteina permette al sangue di potenziare fino a sessantacinque volte la sua capacità di trasporto dell’ossigeno. Oltre a questo ruolo principale, il ferro svolge importanti funzioni correlate all’esercizio fisico: entra a far parte della mioglobina (12% ferro funzionale) anche questa fondamentale per il processo di respirazione cellulare. Alcune quantità invece le troviamo nei citocromi, “piccolissime” strutture importanti per il metabolismo energetico.Il 20% circa del ferro totale, non legato a composti attivi, lo troviamo soprattutto nel fegato, ma anche nella milza e nel midollo osseo, sottoforma di emosiderina e ferritina. ferro1La transferrina, una proteina del plasma, ha la funzione di trasportare nel sangue il ferro assorbito a livello intestinale e quello che si libera dalla distruzione dei globuli rossi, fino ai tessuti che lo utilizzano, in particolare il fegato, la milza, il midollo osseo e il muscolo scheletrico. Valutare i livelli plasmatici di transferrina risulta molto utile perché spesso riflettono un’adeguata assunzione di ferro. Risulta quindi fondamentale, soprattutto quando ci si allena con regolarità e con uno specifico programma rivolto al raggiungimento di obbiettivi sportivi, qualunque essi siano, tenere sempre sotto controllo i propri parametri sanguigni. È importante effettuare con cadenza periodica gli esami del sangue e sottoporli al proprio medico per la lettura dei valori specifici. Viene sostenuto che i valori ideali di concentrazione di emoglobina nel sangue dovrebbero essere di almeno 14,5 gr/dL per l’uomo e 13,5 gr/dL per la donna, tuttavia vi sono studi condotti su atleti di livello olimpico, in cui si sono ottenuti prestigiosi risultati anche con valori leggermente più bassi. anemiaQualora si rilevino condizioni di scarso apporto alimentare di ferro, o in presenza di difetti di assorbimento o, ancora, in condizioni di aumentata perdita, si riduce drasticamente la disponibilità di ferro per la sintesi dell’emoglobina nei globuli rossi e si parla di anemia da deficienza di ferro (sideropenia). Questa si presenta con generale debolezza, calo delle prestazioni fisiche, perdita di appetito, pallore, fragilità delle unghie e mal di testa. Il termine anemia da sport comprende tutte quelle condizioni che prevedono un abbassamento dei valori di emoglobina dovuti all’allenamento, con conseguente calo della prestazione per ridotto apporto di ossigeno ai tessuti. L’attività fisica molto intensa può aumentare la richiesta di ferro per diversi motivi, quali: la perdita di ferro con il sudore, la perdita di emoglobina dalle urine derivante dalla distruzione dei globuli rossi, oppure, nel caso ad esempio della corsa per la rottura traumatica dei globuli rossi in seguito all’impatto del piede sul terreno, o anche perdita di sangue dal tubo digerente indipendentemente dall’età, dal sesso e dalla prestazione. Nelle donne in età fertile le perdite di ferro sono notevoli (1530 mg con ciclo mestruale) per questo è richiesto un apporto addizionale di 5 mg al dì in media. D’altro canto sono da tenere presenti anche condizioni di eccesso di ferro caratterizzate da cirrosi epatica e sindrome da insufficienza cardiaca. Generalmente attraverso una dieta il più possibile bilanciata e corretta assumiamo i milligrammi di ferro necessari a tutte le funzioni di cui un organismo sano ha necessità. Va considerato però che soltanto una piccola parte di questo ferro viene assorbita. Il ferro eme, quello delle carni per intenderci, è quello più assorbibile rispetto al ferro non eme presenti nei legumi, nella frutta oleosa, nel prezzemolo, negli spinaci e così via nel mondo vegetale. Qualora le necessità lo richiedano, e soprattutto negli sport di endurance, dopo avere eseguito i controlli periodici di cui sopra, si possono introdurre nutraceutici che contengono le giuste quantità di ferro per ripristinare i valori e soccombere alle maggiori richieste. anemia-da-carenza-acido-folicoIl mercato ci offre una vasta scelta di prodotti, sia farmaci che integratori, che ci aiutano a ripristinare le scorte di ferro in affianca mento alla dieta, e grazie alle moderne tecnologie farmaceutiche permettono un assorbimento elevato con minori effetti collaterali a livello gastrointestinale rispetto al passato. I farmaci (acquistabili in farmacia dietro presentazione di ricetta medica) contengono principalmente solfato ferroso e ferro gluconato. Assunti oralmente vengono efficacemente assorbiti a livello intestinale, soprattutto quando il paziente è a digiuno. Le formulazioni a rilascio controllato permettono, oggi, la liberazione del minerale dopo circa un’ora dall’assunzione, a livello intestinale, riducendo così al minimo le perdite da mancato assorbimento. Nonostante la sicurezza elevata ddm-ferropossono comunque provocare disturbi quali vomito, nausea, diarrea, che in caso di sovradosaggio possono essere gravi e complicati da emorragie gastrointestinali. In coloro che manifestano queste controindicazioni si possono utilizzare nutraceutici contenenti molecole meglio tollerate, quali ad esempio il ferro bisglicinato quasi totalmente assorbibile (circa 80%) e privo di effetti collaterali. È consigliata l’assunzione alla dose di circa 30 mg al giorno, in associazione con vitamina C, il glutatione o la cisteina che ne regolano l’equilibrio a livello epatico e con funzioni protettive. Fondamentale è associare sempre integratori nutrizionali di vitamine del gruppo B, quali la B12 e l’acido folico, che collegano il ferro alle funzioni enzimatiche vitali a livello cellulare. Recenti studi, condotti su atleti di endurance all’università giapponese di Juntendo e in Italia all’università La Sapienza di Roma sull’ipoferremia in gravidanza, hanno dimostrato invece la peculiarità nel migliorare l’assorbimento a livello intestinale di una molecola chiamata lattoferrina. Questa è presente in tutte le secrezioni umane e maggiormente nel latte materno. Grazie alle sue proprietà biochimiche possiede un’elevata affinità per gli ioni ferro, attraverso la modulazione della sintesi di un ormone, la epcidina, che ha un ruolo diretto nella regolazione della disponibilità sistemica di ferro. La posologia di lattoferrina che ha dimostrato questi risultati è di 100 mg al giorno. Concludendo tutte quelle volte che ci si prepara ad una stagione impegnativa di gran fondo, grandi giri e risultati sportivi che richiedono il massimo della forma fisica occorre valutare sempre i parametri sanguigni, la dieta ricca di tutti gli alimenti necessari, soprattutto a livello antiossidante e, per evitare carenze un corretto e professionale piano di integrazione alimentare.

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